venerdì 30 settembre 2016

Il fascista Araldo Di Crollalanza

 
Il fascista Araldo Di Crollalanza
 
Giornalista e politico italiano nasce a Bari il 19 maggio 1892 da una famiglia di origini valtellinesi, il padre Goffredo era direttore dell'Istituto Superiore di scienze economiche di Bari e la madre una nobile dei Baroni di Bitetto.
Fin da giovane si dedica al giornalismo, scrive per il periodico mazziniano Humanitas e per altri giornali locali. Nel 1915 inizia a collaborare al Popolo d'Italia di Benito Mussolini.
Interventista partecipa come volontario alla Prima Guerra Mondiale con il grado di Tenente, viene ferito e decorato.
Nel 1919 fonda l'Associazione nazionale combattenti di Bari e il 23 marzo partecipa in Piazza San Sepolcro a Milano alla fondazione dei Fasci Italiani di Combattimento dei quali diventa segretario regionale per la Puglia e la Lucania.
Nel 1922 partecipa alla Marcia su Roma e diventa Segretario del Partito Nazionale Fascista per la Terra di Bari.
Nel 1924 viene eletto deputato nella lista nazionale fascista per la circoscrizione di Bari e verrà rieletto anche nelle due successive legislature.
Nel 1926 si iscrive alla Milizia volontaria per la sicurezza nazionale dove arriva al grado di Console Generale e viene nominato Podestà di Bari.
Nel 1928 diventa Sottosegretario di Stato del Ministero dei Lavori Pubblici e nel 1930 Ministro dello stesso dicastero, si distingue per la realizzazioni di importanti opere pubbliche : dall'ampliamento e potenziamento dell'acquedotto pugliese (che è il più grande d'Europa) al centro mercantile Fiera del Levante, dall'Università al lungomare di Bari (che porta ancora il suo nome), dal porto alle opere di
difesa della città dalle alluvioni.
Il 23 luglio 1930 si registra il disastroso terremoto del Vulture che colpisce circa 50 Comuni tra Puglia, Basilicata e Campania, causando 1.404 morti e ingentissimi danni.
Il Ministro Crollalanza riceve da Mussolini tutte le competenze operative e parte da Roma con il treno speciale sempre pronto per le eventuali catastrofi (completo di materiali e mezzi ) e si reca immediatamente nel luogo dell'epicentro del sisma dove comincia a dirigere le opere di soccorso e successivamente quelle di ricostruzione.
Dopo solo tre mesi, prima dell'arrivo dell'inverno, vengono consegnate centinaia di nuove abitazioni. In tutto furono costruite 3.746 nuove case e 5.190 furono riparate (50 anni dopo quelle nuove case hanno resistito al terremoto dell'Irpinia del 1980!!).
Per tutto il tempo dei lavori Araldo di Crollalanza rimane nelle zone colpite spostandosi con il treno speciale e vivendo sullo stesso treno in continuo contatto con i tecnici e gli operai.
Al termine dei lavori Mussolini lo ringrazia ufficialmente con queste parole: "Eccellenza Di Crollalanza, lo Stato italiano La ringrazia non per aver ricostruito in pochi mesi perché era Suo preciso dovere, ma la ringrazia per aver fatto risparmiare all'erario 500 mila lire rispetto a quanto complessivamente previsto".
Altri riconoscimenti per quanto fatto nel dopo terremoto gli arrivano dal Papa Pio XI e dalla Società delle Nazioni (l'attuale ONU).
Negli anni successivi realizza : la completa sistemazione della rete stradale nazionale ed il nuovo Codice della Strada, le autostrade Torino-Milano, Firenze-Mare, Padova-Venezia, Genova-Serravalle, la ferrovia Bologna-Firenze, il ponte sulla laguna per collegare Mestre e Venezia, nonché altre importanti opere nelle colonie italiane in Africa.
Nel 1935 lascia il Ministero e viene nominato Presidente dell'Opera Nazionale Combattenti e riveste importanti incarichi tra i quali quello nei Consorzi di bonifica di Littoria e Pontinia.
Con questi ultimi incarichi dà un contributo determinante alla bonifica dell'Agro Pontino e Romano con la creazione delle città di Littoria (ora Latina), Sabaudia e Pontinia e successivamente di Aprilia e Pomezia.
Nel 1939 assume la presidenza della Commissione Lavori Pubblici della Camera dei Fasci e delle Corporazioni.
Nel 1943, dopo la caduta del Fascismo, aderisce alla Repubblica Sociale Italiana ma non accetta incarichi ministeriali ma solo quello di Commissario straordinario per i Gruppi Parlamentari.
Nel 1946 viene arrestato per la sua attività durante il ventennio ma viene subito rilasciato.
Nel 1950 viene definitivamente prosciolto dopo che è stato accertato che dai suoi pur importanti incarichi non ha mai tratto profitto personale.
Inizia a collaborare al Giornale d'Italia e nel 1953 viene eletto Senatore come indipendente nelle liste del Movimento Sociale Italiano e sarà rieletto in tutte le successive elezioni, rivestendo anche la carica di Presidente del Gruppo missino al Senato e farà parte di molte importanti Commissioni parlamentari.
Dal 1956 al 1976 è sempre rieletto anche come consigliere comunale di Bari e a lui viene intitolata una parte del lungomare della città che aveva fatto costruire.
Muore a Roma il 18 gennaio 1986.
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martedì 27 settembre 2016

IL MASSACRO NELLA “CASERMA DEL DIAVOLO”




 
IL MASSACRO NELLA “CASERMA DEL DIAVOLO”

L’olocausto dei fascisti cremonesi

Il 1° maggio 1945, per “celebrare” la festa del lavoro, in quel lugubre edificio trasformato dalla delinquenza antifascista di Cremona in una centrale di terrore e di morte, vennero assassinati senza nemmeno una parvenza di giudizio sommario, undici uomini e una donna

Di Giorgio Pisanò

La donna si chiamava Lucilla Merlini, non era stata iscritta al Partito Fascista, aveva 25 anni ed era in attesa di un bambino: ma era solo colpevole di essere la sorella di uno squadrista.

Centotredici Caduti: 45 dei quali assassinati durante la guerra civile in imboscate partigiane o caduti in combattimento, e 68 massacrati nelle “radiose giornate” della primavera del 1945.
Questi i dati complessivi dell’olocausto dei fascisti cremonesi che dopo l’8 settembre 1943 si schierarono con la Repubblica Sociale Italiana, seguendo l’esempio del loro capo storico, Roberto Farinacci, anche lui trucidato il 28 aprile a Vimercate mentre tentava di raggiungere Mussolini sul Lago di Como per proseguire insieme a lui per la Valtellina.
Una pagina poco nota, questa del sacrificio dei fascisti di Cremona, rimasta quasi soffocata nel silenzio della grande pianura padana, mentre va invece conosciuta perché contrassegnata da episodi di inaudita ferocia antifascista, resi ancora più barbari e criminali perché perpetrati in una zona dove tutti, più o meno, conoscevano tutti, e dove capi e gregari del Fascismo Repubblicano si erano prodigati per impedire che la guerra fratricida scatenata dalle bande partigiane, del resto molto esigue nel cremonese, aprisse solchi incolmabili di odio tra cittadini della stessa terra.
Base principale delle atrocità partigiane a Cremona dopo il 25 aprile 1945fu un edificio già sede di una compagnia della GNR e subito trasformato dagli antifascisti in carcere a disposizione del partito comunista. In questo edificio, immediatamente definito dall’opinione pubblica “la caserma del diavolo”, e ancora oggi così ricordato, imperava un certo Giuseppe Marabotti con l’approvazione del questore della “liberazione” Ferretti, e dei “comandanti di piazza” partigiani Salvalaggio e Ughini, il primo impiegato presso la Provincia e il secondo presso un istituto bancario cittadino. Lì venivano rinchiusi i combattenti della RSI catturati anche fuori Cremona. E di lì, dopo essere stati massacrati di botte e spogliati di tutto, portati sulle rive del Po, assassinati e gettati nelle acque del fiume.
Ma l’eccidio di massa che ancora oggi, a cinquanta anni di distanza, copre di vergogna l’antifascismo cremonese che, infatti, da ormai mezzo secolo, si sforza con ogni mezzo a tenerlo nascosto specie alla coscienza delle nuove generazioni ignare di tanta delinquenza, resta quello che venne perpetrato alle prime ore del 1° maggio 1945 nella “Caserma del diavolo”.
Quella mattina, infatti, vennero massacrati, nel cortile dell’edificio, dodici cittadini di Cremona: undici uomini e una donna, Lucilla Merlini, di 25 anni, colpevole di essere la sorella di un fascista, Mario merlini, già assassinato il giorno precedente. Lucilla Merlini era in attesa di un figlio, e i partigiani lo sapevano.
Gli undici uomini erano: Luigi Di Biagio, questore di Cremona durante la RSI; Domenico Di Fabrizio, suo Capo di Gabinetto; Pasquale Mafrice, maresciallo della polizia repubblicana; Vito Marziano, brigadiere di polizia; Angelo Belmonte, tenente della GNR; Giuseppe Maestrelli, tenente della GNR; Orlando Maestrelli, capo squadra della GNR; Cesare Santini, capo squadra delle GNR; Guido Ruggeri, vice capo squadra della GNR; Carmelo Parisi, squadrista della Brigata Nera; Giuseppe Aldovini, sindacalista.
Ed ecco la testimonianza di Carlo Azzolini che visse la loro agonia e li vide andare a morire:
“…Si noti che nessuno dei dodici condannati a morte era stato prima minimamente interrogato, né si sa quali siano stati i capi d’accusa loro imputati e nessuno di loro è stato ammesso a difendersi…
“Un nostro cappellano, Don Luciano Zanacchi, ci informò poi che era giunta il giorno 30 aprile una disposizione del Comando Alleato con la quale venivano vietate in modo assoluto tutte le esecuzioni di condanne a morte dei fascisti detenuti. E sapemmo inoltre che in seno al cosiddetto “Tribunale del Popolo” vi era stato chi voleva l’osservanza della predetta disposizione. Ma un gruppo di “duri” la spuntò… Per la Lucilla Merlini, sorella di Mario ammazzato il giorno prima in Piazza Marconi, ci risulta che vi furono dei pro e dei contro e delle incertezze fino all’ultimo momento, e poi si decise di farla fuori…
“Don Luciano, che ascoltò le confessioni dei condannati, e particolarmente della Merlini, si convinse tanto della loro innocenza che sentì il dovere di telefonare subito all’Arcivescovo di allora, per chiedere il suo autorevole intervento a loro favore, ma dal segretario di questi si ebbe una edificante risposta negativa…
“suonavano le 4 o le 5 al vicino campanile di Sant’Agostino quando un camion rallentò la marcia e si arrestò davanti al portone. Tutto era perfettamente intuibile. Stridere di catenacci, passi svelti nel corridoio e poi un nome, il primo: Ruggeri. Era accucciato vicino a me: aveva pensato tutta la notte ai suoi sei figli… Poi ancora altri nomi in altre celle. Poi una lunga pausa. Venne comunicata ai condannati la sorte che li attendeva. Li vidi passare dalla “spia” della porta della mia cella. La luce fioca ed ancora azzurrata di una lampada dava a quelle figure l’aspetto di una scena tragica e misteriosa. Li riconobbi quasi tutti. Ruggeri si arrestò un momento davanti alla porta e riuscì a passarmi un biglietto per sua moglie e per i suoi figli e si accomiatò dicendo: “Ragazzi, vi saluto, ci ammazzano”. L’ultima parola gli si strozzò in gola. Nessuno ebbe la forza di parlare…
“Li portarono nel cortile. Don Luciano impartì a tutti l’estremo saluto e fece per allontanarsi. Lucilla Merlini che aveva sperato ancora in un suo ultimo intervento, si aggrappò alla sua veste per andare via con lui. Povera ragazza! Pochi ebbero pietà di lei, della sua innocenza, della sua creatura. Su di un tavolo era pronta la mitragliatrice. I condannati erano tutti fermi e muti in piedi. Solo la Merlini piangeva disperatamente. Partirono dei colpi, poi l’arma si inceppò. Alcuni dei condannati erano già a terra fe4riti, altri gridavano e si sbandavano. A questo punto avvenne un fatto che sembrava predisposto. Da diversi punti della “caserma” e da alcune finestre, partigiani pronti con le armi si misero a sparare sui disgraziati con un tiro a libero piacimento finché nei loro corpi vi fu un sussulto di vita. Questa fu la “legale esecuzione” avvenuta la mattina del 1° maggio 1945 nella “Caserma del diavolo”…
“ma vi fu ancora qualcosa di inumano da aggiungere. Nella stessa “caserma” vi era detenuto un altro fratello della Merlini che fu costretto a forza dai partigiani ad assistere alla esecuzione di Lucilla, così come quell’orda di barbari sanguinari aveva costretto il giorno prima la figlioletta di Mario Merlini ad assistere alla uccisione del padre in Piazza Marconi. E, per chiudere “degnamente” quella “bella pagina di gloria”, i partigiani fucilatori della “caserma del diavolo” si scatenarono poi in un disgustosissimo litigio per dividersi le scarpe tolte ai fascisti assassinati”.

Da "STORIA DEL XX SECOLO"




                                                                                                                                           

sabato 24 settembre 2016

OMBRE SU TOGLIATTI

OMBRE SU TOGLIATTI

Vorrei portare a conoscenza di chi legge alcuni fatti che riguardano la militanza politica di Palmiro Togliatti, membro del Partito Comunista Italiano nel dopoguerra, e N° 2 del Comintern (l’organo di diffusione internazionale del comunismo sovietico), denominato ancora oggi “Il Migliore” dai suoi fanatici sostenitori.
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Tra le molte ombre che costellano la sua attività di fervente comunista al soldo di Mosca ne spiccano alcune a riguardo del suo ruolo di cassiere e gestore dei finanziamenti sovietici alla sezione italiana dell’Internazionale.
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Nel 1930 Togliatti era infatti delegato insieme alla moglie Rita Montagnana a ritirare i finanziamenti di Mosca per le attività politiche comuniste in Italia.
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La moglie fu nominata amministratrice del Partito  anche se, il più delle volte, dopo aver ritirato le somme di denaro lei li consegnava direttamente a Togliatti stesso.
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In un paio di occasioni però si verificarono intoppi dalle caratteristiche piuttosto strane, se non inquietanti.
Nel 1926 ad esempio la Montagnana disse di aver perso un assegno di ben 7.000 franchi francesi ricevuto dagli emissari sovietici.
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Questo episodio fu rivelato da Giuseppe Berti (membro PCd'I del Comintern) a Sergio Bertelli (segretario dell'Istituto Italiano per gli studi storici).
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Due anni dopo, nel 1928, scomparvero addirittura altri 25.000 franchi.
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Il denaro contante, appena ricevuto all’ambasciata dalla Montagnana, fu da lei  subito dato a Togliatti, il quale affermò poi di averlo perso, forse perché caduto dalla tasca del soprabito in cui lo aveva riposto.
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Questi due episodi, a dir poco singolari, non passarono sotto silenzio, tanto che successivamente, nel 1930, in occasione della riunione dell’Ufficio Politico gi furono contestati.
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In quel particolare periodo storico, per coincidenza del destino, caddero a Mosca i maggiori sostenitori del Partito Comunista Italiano, a causa appunto della destituzione di Bucharin, lasciando Togliatti in difficoltà.
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Il PCI infatti fu accusato di essere “di destra” cioè della fazione che Stalin intendeva togliere di mezzo.
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Togliatti reagì, dapprima espellendo dal Partito Angelo Tasca, uno dei fondatori del PCI, noto per essere dichiaratamente antistalinista, poi inoltrando a Mosca una serie di scritti analitici sulla situazione della borghesia italiana, dipingendo il quadro sociale come molto favorevole ad una rivoluzione operaia e contadina.
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Tutto ciò al solo scopo di ingraziarsi Mosca, gettando fumo negli occhi.
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Le sue manovre non passarono però inosservate, unitamente ai soldi persi nelle occasioni già citate.
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Nel 1930, appunto, i nodi vennero al pettine.
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Una triade di oppositori interni al partito comunista, composta da Alfonso Legnetti, Pietro Tresso, e Luigi Ravazzoli si compattò per chiedere spiegazioni a Togliatti, accusandolo di negligenza e di leggerezza.
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In conseguenza di ciò Luigi Longo propose di promuovere una inchiesta che culminò con la revoca dell'incarico di Amministratrice a Rita Montagnana.
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Fu chiesto a Togliatti di rendere conto delle sue dichiarazioni non veritiere sul quadro politico italiano esposte a Mosca.
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La reazione di Togliatti fu  feroce, forte degli appoggi di cui poteva disporre come "Numero due" del Comintern.
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Infatti dopo appena sei mesi i tre oppositori che gli avevano mosso le contestazioni  furono espulsi dal partito.
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Leonetti fu poi catturato dalla Polizia Italiana e incarcerato.
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Ravezzoli morì di cancro nel 1936.
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Tresso fu assassinato da sicari mandati da Giulio Cerreti, un membro del Comitato Centrale del PCI,  per ordine dello stesso Togliatti.
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Si saprà poi, dagli scritti di Gianfranco Berardi del 1995, che Natta, D’Alema, e Occhetto fecero dei tentativi per distruggere tutta la documentazione (allora nelle mani di Leonetti), allo scopo di cancellare le prove del ruolo di Togliatti nell’omicidio di Tresso.
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A proposito della scomparsa di soldi, la tesi che trova maggior riscontro è quella secondo cui le causalità andrebbero individuate in un preciso disegno politico.
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Bisogna premettere che, in quegli anni, chi aveva in mano i soldi di Mosca, aveva in mano il partito.
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Togliere le risorse economiche, alterando la ripartizione dei mezzi finanziari fra le correnti del partito ( con la scomparsa dei soldi di Mosca ), significava lasciare “a secco” l’opposizione, cioè la componente di “destra” del partito stesso, invisa a Togliatti e a Stalin.
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Sembra quindi che l’insieme degli “ammanchi di cassa” rientri in un semplice caso di tattica per il controllo del partito da parte della fazione pro-Stalin, messo in atto da colui che sarebbe diventato per tutti i comunisti “Il Migliore”.
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A suo carico rimangono comunque sia il fatto che le somme non furono mai ritrovate, che l’assassinio di Tresso.
Complimenti !
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Il Migliore” ha indicato la strada da seguire ai suoi futuri seguaci !
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Dissenso
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mercoledì 21 settembre 2016

EUROPA SENZA EUROPEI ? (EDIZIONI)

                                                                     PUGLIA

Blog politicamente scorretto contro la dittatura del pensiero unico, coordinato dall' avvocato Edoardo Longo.


EUROPA SENZA EUROPEI ?



Nella prefazione della seconda edizione di quest' opera , nel 1936, Benito Mussolini, la dichiarava " un' opera che ogni fascista deve leggere perchè affronta il problema più urgente del nostro tempo".

80 anni dopo, l' urgenza di quest' opera è ancora più scottante.

Ma di cosa parla ? L' " Europa senza gli europei" è l' Europa caduta nel baratro della denatalità, destinata a scomparire e i popoli europei destinati alla estinzione.

All' epoca già ci poneva il problema della scomparsa della razza bianca, oggi questo problema è realtà, perchè il piano di sostituzione etnica dei popoli europei è in avanzatissima fase, a causa della alluvione di finti profughi negri e orientali  sulle coste italiane.

 Il libro, che già prefigura questo rischio, è completato in appendice da un significativo e attualissimo saggio di Observer sul piano Kalergj e sulla programmata distruzione della identità europea. 

Un libro scottante, dedicato alla " fine di una razza" e che già 80 anni fa prevedeva quello che accade oggi.

Profetico.
LINK UFFICIALE DEL LIBRO :


LA DINASTIA DEL DENARO

La storia della dinastia dei gran sacerdoti del denaro : 

ha dichiarato in una intervista Andrea Zunino, portavoce del movimento dei Forconi : " Vogliamo restituire dignità e sovranità all' Italia, schiava delle banche. Ed è inquietante sapere che i cinque  sei banchieri più ricchi del mondo sono tutti ebrei". Ecco la storia di questi banchieri : i Rotschild, che dai ghetti medievali hanno serrato nelle loro mani tutte le ricchezze del pianeta. A  loro le ricchezze, a noi la miseria... Un testo storico accattivante e scorrevole come un romanzo, opera di uno studioso di trame dell' alta finanza formato alla scuola del prof. Auriti.Completano il volume brevi saggi finali di Alberto Mazzer e numerose caricature " politicamente scorrette" della dinastia dei Rotschild ed elaborate fra le due guerre mondiali. Un volume unico ed imperdibile.

pagina ufficiale del libro : 


                                                                                                                                                    














domenica 18 settembre 2016

PADRE EUSEBIO

Padre Eusebio

ROMA MAGGIO 1944 – TEATRO ADRIANO

 Il 3 luglio del 1913, nacque a Montecelio,(Roma) Sigfrido Eusebio Zapattereni, conosciuto come Padre Eusebio, il frate confessore di Mussolini stesso.
Eusebio era entrato giovanissimo in seminario e, ordinato sacerdote, scelse l'ordine dei frati minori. Si distinse subito per la sua oratoria, la grande capacità di parlare in pubblico e di farsi ascoltare. Era dotato di una voce possente e di una dialettica formidabile, che unite a forza fisica , gagliardia e vigore non comuni, fecero in breve di lui un seguitissimo predicatore.
Presto notato e indicato idoneo per il ruolo di cappellano militare, Padre Eusebio durante la Seconda guerra mondiale fu inviato in Grecia, Jugoslavia e Russia.
Durante il 1942 tenne, da “Radio Lubiana” una serie di trasmissioni dove con la sua inconfondibile arte oratoria illustrava le pagine del Vangelo.
La fede di un uomo , anche di un uomo di chiesa, non è solo preghiera, ma si evince da come si pone davanti alla vita, alle difficoltà, da come affronta con coraggio gli eventi.

Lui era un combattente , non un traditore, e l'8 settembre 1943
, trovandosi in Francia, si unì agli uomini del Capitano di Vascello Enzo Grossi che alla base di Bordeaux (Betasom) prestarono giuramento di fedeltà all'alleato germanico. Prima di rientrare in Italia si fermò in Normandia, nella zona di Tours, dove favorì l'arruolamento di molti volontari italiani nella 17 SS Panzer-Grenadier-Division. “Gotz von Berlichingen” e tornò ancora in Francia il 28 giugno giugno 1944, a Lione , per trattare la costituzione di un battaglione di 500 uomini di SS Italiane al comando del maggiore Marenghi.
É trascorso oltre un secolo dalla sua nascita e questo anniversario passa ogni anno sotto silenzio, di questo prete che fece parte delle SS Italiane , che indossò tonaca e camicia nera con uguale valore, nessuno parla, pochi ricordano.
In Italia, durante i mesi della RSI, ebbe contatti con Roberto Farinacci e eseguì un fitto programma di discorsi tenuti in ogni parte del Nord. Parlò ovunque , instancabile, a piazze gremite e plaudenti, in una fotografia molto bella, forse la più famosa, lo si vede su un palco, con il suo vestito da frate, sotto la bandiera della Repubblica Sociale che arringa la folla accorsa in massa e guardandolo si riesce a immaginare, quasi a sentirne la voce forte e vibrante. Nei suoi interventi Padre Eusebio, nonostante la guerra fosse prossima alla fine, parlava di Badoglio come la personificazione di Giuda Iscariota che aveva tradito la sua Patria e pugnalato alle spalle i Tedeschi alleati fedeli, coprendo di fango e vergogna un popolo “proteso verso un ben diverso destino”, ricordava come l' esempio della riscossa lo avessero dato i primi soldati della Repubblica che sul Vallo atlantico, accanto ai camerati germanici, dimostrarono che “la vera Italia non ha mai capitolato, che l'Italia di Mussolini è una bandiera che ha sempre sventolato, una fiamma che non ha mai cessato di ardere(...)I caduti domandano oggi agli armati della Repubblica un atto di fede, un ultima suprema prova d'amor patrio ed è certo che i giovani protesi verso il combattimento risponderanno come un sol uomo all' imperativo dei morti. Il monito dell'ora è : Credere, Obbedire e Combattere, credere nel destino della Patria, obbedire al verbo di Mussolini, combattere agli ordini di Graziani....”. E si arrabbiava verso quanti aspettavano l'arrivo degli Alleati, e non mancava di prorompere in insulti antiebraici. Insisteva che solo nel Duce e nel Fuhrer si vedeva la possibilità di instaurare una nuova e più alta giustizia sociale. Malgrado la sua posizione ufficiale, si adoperò comunque per mettere in salvo diversi sacerdoti perseguitati dai tedeschi e alcuni giovani renitenti. Il 24 aprile 1945 tenne il suo ultimo coraggioso discorso nella centralissima Galleria di Milano e il 26 aprile fu arrestato in Prefettura insieme al Dott. Cantagalli, esponente del P.F.R. Durante il processo a Milano alla Corte di Assise Straordinaria, si difese con il solito coraggio , ma fu condannato a 20 anni di reclusione. Amnistiato , uscì dal carcere e partì come missionario in Sud America, per non fare mai ritorno.
Portò la sua opera tra i poveri di Buenos Aires e presso il grande «Sanatorio Municipal» della capitale argentina, dove morì nel 1985.
Padre Eusebio incarnò fino all'ultimo il cameratismo coraggioso e fraterno ,indossando la sua doppia uniforme e voglio ricordarlo oggi con la frase di Brasillach "Il cameratismo è il frutto più bello del dolore degli uomini. Nasce nel combattimento, nella guerra, nasce nella prigione. Non nasce, per essere precisi, dalle idee. O piuttosto le idee non prendono peso e valore che quando sono chiaramente incarnate nei corpi umani, quando sono vissute da dei camerati. Noi avremo conosciuto questo privilegio"
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giovedì 15 settembre 2016

REFERENDUM ED INGERENZE ESTERNE





Referendum ed ingerenze esterne



di Clemente Mario Pansa

Presto gli italiani saranno chiamati ad esprimersi, con un referendum, sulla riforma – o presunta tale – della Costituzione della Repubblica Italiana. Ripeto: Costituzione della Repubblica Italiana!

I cittadini elettori devono esprimersi con un «SI» se favorevoli alla riforma o con un «NO» se contrari.

Una riforma di tale specie, è più che ovvio riguardi gli affari interni di un Paese e, in ogni caso, qualsiasi tipo di votazione, è affare interno di un Paese.

Detto questo, non sono, in alcun modo, tollerate ingerenze o suggerimenti esterni su come il voto debba essere orientato.

Inopportuno quanto mai, quindi, l’intervento a gamba tesa dell’ambasciatore USA in Italia, John Phillips, intervento che ha più il suono di un ricatto piuttosto che l’espressione del proprio pensiero.

Sostanzialmente il “fenomeno” in questione dice che le aziende americane, se dovesse vincere il «NO», potrebbero anche non investire più in Italia.

E se non è questo un ricatto, qualcuno può spiegarmi, invece, cos’è?

Il povero ambasciatore ha già tanti problemi nel suo paese: Trump che sopravanza, la Clinton in discesa libera nei consensi… che si occupi di questo e lasci stare le vicende politiche interne di una Nazione che, benché abbia ceduto buona parte della sua sovranità a USA, Germania, Francia…, ha ancora il diritto ed il dovere di far decidere al suo popolo cambiamenti importanti e radicali del proprio assetto politico modificando o no la Costituzione.

E come se tutto ciò non bastasse, si infila nella “questione” referendum, anche l’agenzia di rating Fitch.

Molto singolare, inopportuno e sconcertante la sua dichiarazione: «Se prevalesse il NO, la vedremmo come uno choc negativo per l’economia e il merito del credito italiano.»

Dire di essere disgustati da queste prepotenti invasioni di campo, è usare un eufemismo.

Quello che, però, oltre ad indignare, preoccupala maggior parte dei cittadini Italiani è il silenzio assordante delle alte cariche dello Stato.

È probabile che alle alte cariche abbia fatto “piacere” essere stati supportati dai colonizzatori d’oltre Oceano, ma non devono dimenticare le «alte cariche dello stato» che la Costituzione non è stata ancora cambiata e prima ancora di affidare ufficialmente e completamente il Paese nelle mani dei colonizzatori, hanno il sacrosanto dovere di intervenire perché costoro chiedano immediatamente scusa agli Italiani per la loro ingerenza e che la smettano di intimorire gli elettori con ricatti nemmeno tanto velati e dire loro come debba essere indirizzato il voto.

A tale proposito, è bene ricordare alle «alte cariche dello stato» che tra i principî più importanti del Diritto Pubblico Internazionale che regolano la coesistenza pacifica tra gli Stati, vi è la Sovranità (peraltro sancita dall’art. 1 comma 2 della NON ANCORA MODIFICATA Costituzione della Repubblica Italiana) e la non ingerenza negli affari interni di altri membri della comunità internazionale.

Tali principî vennero sanciti nello Statuto delle Nazioni Unite nel 1945.

Poiché repetita iuvant, è il caso di ricordare alle «alte cariche dello stato» che il principio di non ingerenza negli affari interni di un Paese, nasce dalla Sovranità del Paese stesso e che tale principio è stato ripreso e ripetuto, ad Helsinki nel 1975, nell’Atto finale della CSCE [Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa].

Se le «alte cariche dello stato» avessero speso solo una minima parte delle parole che vomitano sulla immigrazione, su una integrazione che non ci sarà mai, sulla pelosa solidarietà, ma solo nei confronti degli immigrati, dimenticando i bisogni degli italiani, sulla pericolosa quanto inopportuna interferenza nei nostri affari da parte di elementi stranieri, forse avrebbero riacquistato dal popolo quel poco di credibilità che è loro rimasto, ma invece, hanno preferito il silenzio, dimostrando ancora una volta, caso mai ce ne fosse stata la necessità, il loro completo ed assoluto asservimento agli Stati Uniti e confermando, così, la loro fedeltà, la loro devozione e la loro ubbidienza al colonizzatore del 1945!

Che vergogna!

Ma il Popolo Italiano confida di poter fare piazza pulita di questo servilismo sciocco, votando compatti un bel «NO» al prossimo referendum, con buona pace dei vari renzi, napolitano, boldrini, grasso, boschi, verdini … (il minuscolo non è un errore!) e tutti quelli che non vedono l’ora di fare ufficialmente di questo Paese terra di conquista da parte di orde di invasori che di già spadroneggiano senza sottostare minimamente alle nostre regole.


                                                                 VOTA NO!
                                                                      




lunedì 12 settembre 2016

I MEDIA: DEI CRIMINALI CONTRO IL POPOLO ITALIANO

I MEDIA: DEI CRIMINALI CONTRO IL POPOLO ITALIANO

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I MEDIA: DEI CRIMINALI CONTRO IL POPOLO ITALIANO
La manipolazione del passato e del presente, la distorsione dei fatti ad uso e consumo della nuova classe dirigente, è un classico degno d’ogni regime politico, dalla Grecia Antica in avanti.
Moralmente inaccettabile, è comunque capibile se adoperata da un sistema totalitario, dittatoriale, antidemocratico: in quel caso, chi si oppone a tale processo viene eliminato e messo a tacere, dunque non esiste alternativa di scelta, se non per pochi Uomini. Come giudicare, invece, chi, in una democrazia formale come l’Italia del 2015, sceglie di schierarsi dalla parte della menzogna, dell’immoralità, del degrado, fabbricando

giorno dopo giorno un’enorme, puzzolente, montagna di fandonie? Si badi bene che questo acclìvio è stato accresciuto dal sudore delle migliori menti dell’informazione, dalle brillanti menti dei baroni universitari, dai grandi nomi dei giornaloni, dai giornalisti ufficiali delle televisioni, dai salotti bene dell’alta borghesia. In nome di una moda, più che di un’ideologia, hanno costantemente faticato per instillare nel corpo fradicio della Nazione la verità, novelli impiegati dell’omonimo Ministero Orwelliano. Ci si ritrova così ad avere, in pieno XXI secolo, uno scenario miserevole, in cui i fatti cozzano con i racconti, i dati con la realtà.
Dal 2011 in avanti, a seguito del vergognoso golpe finanziario, abbiamo visto di tutto: numi del giornalismo italiano che, in ricordo d’idee già tradite allora, chiedevano a gran voce regimi d’occupazione (ora detti troika) per lo sciatto, lazzarone popolo italiano; direttori di quotidiani nazionali che, insultando la scienza economica, prospettavano scenari apocalittici in seguito all’uscita dall’Euro, senza additare un dato, uno studio alcuno; grandi intellettuali arruolati in servizio permanente per decantare in faccia all’idiota mediterraneo la splendida serietà, la teutonica efficienza degli Stati del Nord; un giornale fondato da Antonio Gramsci che esulta per l’instaurazione di un governo al soldo dei mercati finanziari, e via discorrendo per un’innumerevole serie d’esempi. Molti sono i fattori che ricorrono in questa tragica sciarada di quaqquaraqqua e ominicchi: l’evidente fastidio provocato dalla parolina società, l’odio per la democrazia di massa, un perbenismo idiota e violento, una pretesa superiorità culturale unita all’inevitabile, onnipresente richiamo all’Europa intesa come UE, al sogno europeo, all’europeismo più manicheo. Non è un caso. Un programma antidemocratico, «al riparo dal processo elettorale» citando il mai banale Mario Monti, quale è l’attuale configurazione tecnocratica della comunità e della zona Euro ha per forza di cose bisogno d’una corte di servi, che indorino la pillola alle masse ignoranti e sordide.
I nuovi collaborazionisti, i Quisling, tricolori, sono numerosissimi, trasversali a ogni fantozziano schieramento politico: sono quelli che approvano le inutili riforme, l’immigrazione incontrollata, la svendita dei patrimoni pubblici, la distruzione dello Stato sociale, perché hanno accettato l’arduo compito indicatogli loro da un altro emerito figuro, Tommaso Padoa Schioppa.
«Nell’Europa continentale, un programma completo di riforme strutturali deve oggi spaziare nei campi delle pensioni, della sanità, del mercato del lavoro, della scuola e in altri ancora. Ma dev’ essere guidato da un unico principio: attenuare quel diaframma di protezioni che nel corso del Ventesimo secolo hanno progressivamente allontanato l’individuo dal contatto diretto con la durezza del vivere, con i rovesci della fortuna, con la sanzione o il premio ai suoi difetti o qualità».
Non interessa, a costoro, che il loro sogno cammini letteralmente sui cadaveri d’un continente dilaniato, che il loro racconto fattuale cozzi ogni minuto con l’interminabile lista di tragedie sociali che attanagliano i disgraziati paesi dell’Euro. Al di là di hahstag, ladylike, Renzi, Boldrini, Italicum e ‪#‎buonascuola‬, è bene che si sappia questo: la grande informazione italiana ha deciso di servire gli interessi di una determinata élite, inseguendo un disegno diametralmente opposto al futuro e al benessere del proprio popolo, facendo di menzogne e reticenze la cartina di tornasole del proprio operato. Tocca agli Italiani reagire, prima che sia troppo tardi.

Fonte: L’Intellettuale Dissidente

                                                                                                                                                              

giovedì 8 settembre 2016

LA LIBERAZIONE DI MUSSOLINI DAL GRAN SASSO


LA LIBERAZIONE DI MUSSOLINI DAL GRAN SASSO




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PONZA : LA FRECCIA INDICA LA CASA IN CUI ERA SEGREGATO MUSSOLINI

DA SINISTRA GLI AUTORI DIRETTI DELL' ARRESTO DI MUSSOLINI : IL DUCA PIETRO ACQUARONE, IL GENERALE CERICA, IL COLONNELLO FRIGNANI,

 IL CAPITANO AVERSA E IL QUESTORE MORAZZINI.

ACQUARONE, MINISTRO DELLA REAL CASA, ORGANIZZA INSIEME A CERICA 

E A MOMORAZZINI LA CATTURA DI MUSSOLINI; 

FRIGNANI E AVERSA LA EFFETTUANO MATERIALMENTE.



IL TRADIMENTO PORTATO CONTRO I NOSTRI COMBATTENTI E CONTRO TUTTA LA CONDOTTA DELLE OPERAZIONI MILITARI ITALIANE NEL MEDITERRANEO SFOCIAVA NEL COLPO DI STATO DEL 25 LUGLIO 1943, CHE CONSENTIVA AI TRADITORI DI IMPADRONIRSI DELLE MASSIME LEVE DEL POTERE E DI ARRIVARE ALLA RESA SENZA CONDIZIONI PER L’ ITALIA, E AL SUO PASSAGGIO NEL CAMPO NEMICO.
DA TEMPO, NEGLI STESSI AMBIENTI NEI QUALI IL TRADIMENTO AVEVA ALLIGNATO ED ERA STATO “COPERTO”,  SI ANDAVA COMPLOTTANDO PER IL ROVESCIAMENTO DEL REGIME; QUESTI AMBIENTI ERANO LA CASA REGNANTE, UN GRUPPO DI GENERALI FACENTE CAPO A BADOGLIO E AD AMBROSIO, ED ESPONENTI DELLA CLASSE POLITICA POSTFASCISTA CAPEGGIATO DA IVANO BONOMI.


IL VOTO SFAVOREVOLE A MUSSOLINI DA PARTE DELLA MAGGIORANZA DEI MEMBRI DEL GRAN CONSIGLIO DEL FASCISMO NELLA SEDUTA DEL 25 LUGLIO 1943, CONVINCEVA I CONGIURATI CHE ERA GIIUNTO IL MOMENTO DI EFFETTUARE IL COLPO DI STATO .
RECATOSI ALLA RESIDENZA PRIVATA DEL RE, A VILLA SAVOIA, PER CHIEDERE AL SOVRANO PIU’ AMPI POTERI CHE GLI CONSENTISSERO DI RIPRENGERE ENERGICAMENTE LA PARTICOLARE SITUAZIONE ITALIANA, MUSSOLINI, APPRENDEVA DA VITTORIO EMANUELE LA SUA SOSTITUZIONE CON IL MARESCIALLO BADOGLIO, E ALL’ USCITA DELLA VILLA VENIVA ARRESTATO, SOTTO IL PRETESTO DELLA PROTEZIONE DA “REAZIONI” DA PARTE DELLA POPOLAZIONE.

LA LUNGA GUERRA E IL SUO ESITO SFORTUNATO AVEVA MUTATO LO STATO D’ ANIMO DI UNA PARTE DELLA POPOLAZIONE. INIZIA LA CACCIA AI FASCI E ALLE LAPIDI, NELLA STUPIDA SPERANZA DI POTER COSI’ CANCELLARE VENTI ANNI DI STORIA ITALIANA.
LA NOTIZIA DELL’ ARRESTO DI MUSSOLINI FU MANTENUTA SEGRETA IN ITALIA, E SEGRETO ERA IL LUOGO DOVE IL CAPO DEL FASCISMO ERA CUSTODITO, PER EVITARE COLPI DI MANO DA PARTE DEI FASCISTI O DEI TEDESCHI, CON L’ INTENTO DI LIBERARLO.

DOPO POCHE ORE DAL SUO ARRESTO, MUSSOLINI VENIVA IMBARCATO SULLA CORVETTA “PERSEFONE”, SCORTATO DALL’ AMMIRAGLIO MAUGERI E DALL’ ISPETTORE GENERALE DI POLIZIA POLITO, FINO ALL’ ISOLA DI PONZA, GIA’ LUOGO DI INTERNAMENTO DI DETENUTI POLITICI ANTIFASCISTI E DI CAPI DI RIBELLI ABISSINI.

IL 7 AGOSTO , IL CAPO DEL FASCISMO VENIVA TRASFERITO ALLA MADDALENA, SUL CACCIATORPEDINIERE “FR 22” (L’ EX FRANCESE "PANTHERE”).

DALLA MADDALENA, AVENDO SENTORE DI UN TENTATIVO TEDESCO DI LIBERAZIONE DEL DUCE CHE STAVA PER ESSERE POSTO IN ATTO, BADOGLIO TRASFERIVA MUSSOLINI AL GRAN SASSO , IN LUOGO MENO ACCESSIBILE.
DURANTE UNA SOSTA NEL TRASFERIMENTO ALL’ AEREOPORTO DI BRACCIANO, UN CAPITANO DELL’ “ARIETE” CON ALCUNI SOLDATI TENTAVA DI LIBERARE MUSSOLINI, MA GIUNGEVA TARDI PER POCHI MINUTI.

INTANTO PROPRIO CON L’ ACCUSA DI COMPLOTTARE CONTRO IL GOVERNO E DI PREPARARE LA LIBERAZIONE DEL DUCE, BADOGLIO FACEVA ARRESTARE  MOLTI FASCISTI RITENUTI “PERICOLOSI”.
IL PIU’ “PERICOLOSO” DI TUTTI, ETTORE MUTI, EROE LEGGENDARIO DI CENTO BATTAGLIE, DECORATO CON     UNA  MEDAGLIA D' ORO, DIECI D' ARGENTO, QUATTRO DI BRONZO E CINQUE CROCI DI GUERRA,  VENIVA ADDIRITTURA  ASSINATO IL 24 AGOSTO.

IL 12 SETTEMBRE ALIANTI TEDESCHI TRASPORANTI LE TRUPPE SPECIALI DI UN REPARTO DI PARACADUTISTI TEDESCHI GUIDATI DAL MAGGIORE OTTO SKORZENY , ATTERRAVANO A CAMPO IMPERATORE.

FRA LA SORPRESA DEI CARABINIERI DI GUARDIA CHE NON FECERO IN TEMPO A TENTARE ALCUNA REAZIONE, GLI UOMINI DI SKORZENY IRROMPEVANO NELL’ ALBERGO, RAGGIUNGENDO LA STANZA DI MUSSOLINI, DISARMANDO LA SCORTA E ASSICURANDO L’ INCOLUMITA’ DEL CAPO DEL FASCISMO.

MUSSOLINI E SKORZENY PRENDEVANO POSTO SU UN PICCOLO AEREO “CICOGNA” APPRESTANDOSI A DECOLLARE, AIUTATI DAI TEDESCHI E DAGLI STESSI CARABINIERI ITALIANI CHE AVEVANO SUBITO FRATERNIZZATO CON I LIBERATORI E FESTEGGIARONO MUSSOLINI.
IL DECOLLO FU PARTICOLARMENTE  DRAMMATICO PERCHE’ LA BREVE PISTA ERA INSUFFICIENTE, SPECIE PER UN APPARECCHIO COSI’ PICCOLO E SOVRACCARICO.

 LA “CICOGNA” PERCORSO IL PICCOLO SPAZIO, FINIVA NEL BURRONE PERDENDO QUOTA, MA POI SI RIPRENDEVA, SI ALLONTANAVA E RAGGIUNGEVA  UNA BASE AEREA TEDESCA.

DA QUI MUSSOLINI PASSAVA SU UN TRIMOTORE “JU 52” CHE LO PORTAVA A MONACO.

DOPO LA SUA LIBERAZIONE BENITO MUSSOLINI RIPRENDEVA LA GUIDA DEL FASCISMO ITALIANO E QUINDI FORMAVA UN NUOVO GOVERNO, CHE PONEVA COME SUO PRIMO OBBIETTIVO LA RIPRESA DEI COMVBATTIMENTI A FIANCO DEGLI ALLEATI TEDESCHI E LA LOTTA A FONDO PER RISCATTARE L’ ONORE DELLA BANDIERA ITALIANA, MACCHIATA DAL TRADIMENTO DI BADOGLIO E DEI SUOI COMPLICI.

A FIANCO DI MUSSOLINI ACCORREVA IL MARESCIALLO RODOLFO GRAZIANI, FIGURA MILITARE DI GRANDE PRESTIGIO, CHE CON LA SUA SOLA PRESENZA, RACCOGLIEVA SOTTO LE BANDIERE DELLA REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA DECINE E DECINE DI MIGLIAIA DI VALOROSI COMBATTENTI.




IL MARESCIALLO GRAZIANI PARLA AGLI UFFICIALI DEL PRESIDIO DI ROMA 

IL 1 OTTOBRE 1943 AL TEATRO ADRIANO DI ROMA




SOTTO LA GUIDA DEL MARESCIALLO GRAZIANI, NASCEVANO LE FORZE ARMATE DELLA R.S.I. FINO DAI PRIMISSIMI GIORNI, MIGLIAIA DI VOLONTARI ACCORSERO ALLE CASERME, RIVESTENDO IL GLORIOSO GRIGIOVERDE, DOPO L' IGNOBILE PARENTESI DELL' 8 SETTEMBRE. I VOLONTARI SI AGGIUNGEVANO ALLE UNITA' CHE ERANO RIMASTE IN ARMI ANCHE NEI GIORNI OSCURI, COME LA  "DECIMA FLOTTIGLIA MAS", I REPARTI DELLA MILIZIA, IL REGGIMENTO PARACADUTISTI "NEMBO", BERSAGLIERI E ALTRE SPECIALITA'. IN BREVE, QUELLE POCHE UNITA' DIVENTARONO UN ESERCITO, DISCIPLINATO, FORNITO DI ELEVATO SPIRITO COMBATTIVO, CHE DAVA PROVA DEL SUO VALORE SU TUTTI I FRONTI ED ANCHE NELLA TRAGICA LOTTA CIVILE NEL PAESE, PER GARANTIRE LA SICUREZZA DELLE LINEE DI COMUNICAZIONE CHE ERANO AL FRONTE. LA MILIZIA CHE NON SI ERA DISSOLTA E CHE AVEVA ADERITO ALLA REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA, NELLA SUA QUASI TOTALITA', ASSUMEVA LA NUOVA DENOMINAZIONE DI GUARDIA NAZIONALE REPUBBLICANA (GNR) ED ERA POSTA AGLI ORDINI DI RENATO RICCI.




IL GOVERNO DELLA R.S.I. NOMINATO L 23 SETTEMBRE 1943

Da sinistra a destra e dall' alto in basso : A. TRINGALI CASANOVA (ministro della giustizia), FERNAQNDO MEZZASOMA (cultura popolare), DOMENICO PELLEGRINI GIAMPIERO (finanze), CARLO ALBERTO BIGGINI (educazione nazionale), SILVIO GAY (economia corporativa), GUIDO BUFFARINI GUIDI (interni), EDOARDO MORONI (agricoltura), GIUSEPPE PEVERELLI (lavori pubblici), DOMENICO ARCIDIACONO (comunicazioni), ALESSANDRO PAVOLINI (segretario del Partito Fascista Repubblicano), FRANCESCO MARIA BARRACU (sottosegretario alla presidenza del consiglio), SERAFINO MAZZOLINI (esteri), Ammiraglio ANTONIO LEGNANI (marina), Colonnello CARLO BOTTO (aereonautica), RENATO RICCI (Comandante Generale della Guardia Nazionale Repubblicana), Generale ARCHIMEDE MISCHI (comandante dei Carabinieri), Generale GASTONE GAMBARA (capo si Stato Maggiore dell' Esercito), TULIO TAMBURINI (capo della polizia)



IL PROCLAMA DI BADOGLIO AGLI ITALIANI DICE:

 "...LA GUERRA CONTINUA...L' ITALIA MANTIENE FEDE ALLA PAROLA DATA..."




L' ULTIMO NUMERO DEL "POPOLO D' ITALIA" IL 26 LUGLIO 1943




28 LUGLIO 1943 - PALAZZO VENEZIA CHIUSO E ABBANDONATO

SONO GIA' STATI RIMOSSI  I DUE FASCI DALLO STORICO BALCONE




LA TESSERA ANNONARIA DI PONZA AL "DETENUTO" MUSSOLINI



LETTERA DI MUSSOLINI AL PARROCO DI PONZA

















Ponza, 5 agosto 1943
Molto reverendo,
Sabato 7, ricorre il secondo annuale della morte di mio figlio Bruno, caduto nel cielo di Pisa. Vi prego di celebrare una Messa in suffragio della sua anima. Vi accludo mille lire di cui disporrete nel modo più conveniente. Desidero farvi dono del libro di Giuseppe Ricciotti, che ho finito di leggere in questi giorni: La vita di Gesù Cristo. E’ un libro esaltante che si legge davvero tutto d’un fiato. E’ un libro dove scienza storica, religione, poesia sono fusi mirabilmente insieme. Coll’opera del Ricciotti, l’Italia raggiunse, forse, un altro primato.
Vi mando il mio cordiale saluto.
Mussolini